L’affiche e la nascita del manifesto pubblicitario

L’idea di pubblicizzare un prodotto, un evento o un’istituzione tramite delle immagini in grado di coinvolgere la coscienza di massa risulta accompagnare implicitamente la nascita dell’odierno manifesto. Quel “manifestare”, inteso come conoscenza immediata, rispecchia la grande capacità delle figure di diffondere determinati messaggi, raggiungendo vertici di perfetta propaganda pubblicitaria. I primi esemplari in questione si presentano spesso come opere anonime, semplici affissioni che interessano eventi importanti della vita pubblica del cittadino,  ancora per la maggior parte affidate all’oralità e alle comunicazione verbale. Sarà ufficialmente con la nascita e la diffusione della stampa a caratteri mobili, nel XV secolo, che compaiono quelle che possono essere definite come le prime vere anticipazioni del genere: si tratta di fogli privi di illustrazioni, di diffusione limitata a causa della grande analfabetizzazione, legate per lo più ad una ristretta cerchia di letterati e uomini di cultura; con l’avvento della prima rivoluzione industriale il processo di sviluppo abbandonerà la produzione di tipo artigianale avvicinandosi ad un lavoro industriale e ad un mercato più esteso. L’idea degli stati post-rivoluzionari di accrescere il grado di istruzione della popolazione, permette inoltre al manifesto di assumere una maggiore importanza a livello anche politico e culturale. La grafica elementare che lo caratterizza cederà il passo ad un crescente uso del colore, influenzato dalla nascente attrazione nei confronti dell’arte giapponese e dal fenomeno dell’Impressionismo: la nuova percezione cromatica, grazie anche all’uso della litografia , si presenta sempre più come lo specchio degli interessi e dello sviluppo di un Paese e del suo nuovo modo di percepire la realtà.  Nel corso dell’ultima metà dell’800 il manifesto moderno avrà come esponenti indiscussi personaggi quali Henri de Toulouse-Lautrec, Pierre Bonnard e Julies Chéret ; con quest’ultimo, in particolar modo, il connubio immagine-testo diviene completo: il dinamismo, immedesimato da personaggi femminili in grado di attirare l’attenzione dello spettatore, e la cromia utilizzata, concorrono a completare il senso estetico e semantico. Ancora diversa sarà la figura di Toulouse-Lautrec , influenzato dalla tecnica grafica giapponese che rende innovative le sue massicce figure dai volti indefiniti rese con ampie campiture di colore piatto e inserite in inquadrature “ribaltate”. Ad esempio, nel Moulin Rouge: la Goulue, realizzato nel 1891, raffigurante le ballerine del famoso locale parigino, la costruzione della scena avviene attraverso tre piani paralleli: un primo caratterizzato da un profilo esageratamente caricaturale  del proprietario, Charles Zidler, che ha il compito puramente introduttivo di condurre lo sguardo sulla prima ballerina, Goulue, caratterizzata da una cromia squillante; il fondale viene riservato al pubblico del salone definito esclusivamente da una sagoma nera, tanto simile a quella utilizzata negli spettacoli di ombre cinesi in voga nei locali parigini del tempo.

Maria Donata Ruggiero

 

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